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Ethnicus 7° Festival delle culture migranti Edizione 2011

 

L’associazione “Pensamentus” con il suo “Ethnicus, Festival delle culture migranti” ogni anno affronta in maniera originale uno dei diversi aspetti che le nuove “migrazioni” ci pongono davanti. Il metodo innovativo con cui la nostra associazione ha affrontato i precedenti progetti (da quello sul “desiderio del ritorno dei migranti”, a quello “sui rifugiati ed il ruolo dell’esilio nella diffusione delle culture” ci è valso dei riconoscimenti che hanno superato i confini della nostra isola ed il nostro Festival ha avuto una risonanza nazionale sia per le tematiche affrontate, sia per l’approccio multiculturale, sia per la qualità degli studiosi e degli artisti che vi hanno partecipato. I nostri progetti dopo la realizzazione in Sardegna sono “emigrati” a Roma e Bologna e proprio in seguito a ciò “Ethnicus” è stato l’unico Festival della Sardegna invitato a partecipare per due anni di seguito al “Festival of Festival”, rassegna degli eventi culturali italiani più innovativi, tenutosi a Bologna nel 2009 e nel 2010. I principali eventi creati nei workshops delle precedenti edizioni sono stati replicati il 26 giugno 2010 a Bologna in collaborazione con il Comune di Bologna, la Provincia di Bologna e la Regione Emilia Romagna in occasione della giornata mondiale dei “rifugiati” ed il 1° Marzo 2010 al prestigioso Teatro “Palladium” di Roma su richiesta ed in collaborazione con Municipi di Roma e con l’assessorato alla cultura della Provincia di Roma, che ci hanno assegnato il ruolo di organizzatori ogni 1° Marzo a Roma della “Giornata delle Culture Migranti”.

 


Il progetto 2011

Ethnicus arriva alla sua settima edizione cercando di trascinarci in nuovi percorsi, nuovi sentieri, nuovi punti di vista. La formula del festival migrante quest’anno si moltiplica con diverse iniziative in luoghi insoliti e poco conosciuti. Si partirà il 30 Luglio nella piccola Santadi con “Aspettando Ethnicus”, si proseguirà il 2 ed il 3 Settembre a Castiadas e si concluderà il 18 Dicembre a Serrenti per la giornata mondiale del migrante.

L’anteprima di Ethnicus si svolge quest’anno ancora più in periferia, ai confini tra la Sardegna e l’Africa, in quel nostro sud-ovest dove ogni estate arrivano i barconi di immigrati che evitano la rotta più trafficata di Lampedusa ed arrivano sulle coste di Capo Teulada o di Porto Pino.

La prima produzione originale per questa settima edizione del festival sarà “Il ritorno dell’Argia”, con un workshop ed uno spettacolo musicale condotto dal maestro Alberto Balia con:

NICOLAE SERBAN, cymbalon
AZIZ DHIB, Canto, Percussioni, Oud e Ney
MASSIMO PERRA, fisarmonica, organetto e percussioni
ANDREA BALIA,  chitarra

 

Alberto Balia

Dotato di una tecnica invidiabile e di un gusto musicale raffinato, è considerato come uno dei maggiori esponenti del nuovo chitarrismo etno-jazz. Nella sua tecnica si possono riconoscere elementi tradizionali, nell’adattare alla chitarra, attraverso l’uso di accordature aperte, elementi della musica per launeddas e solittu, ed altri di ispirazione jazzistica.

 

L’Argia è un piccolo ragno coloratissimo e velenoso che tende a nascondersi sotto le pietre della Sardegna, il cui morso, il “veleno della vedova nera”, provoca la trance: solo l’estasi della danza, di una musica particolare, può guarirne la puntura. Le donne ci ballavano intorno e solo quando riuscivano a strappare un sorriso alla vittima potevano essere certe di averla salvata. Da qualche parte "Su ballu de s’argia" era accompagnato dal suono dei campanacci delle capre, che riusciva ad allontanare gli spiriti maligni. E quando la situazione sembrava essere critica in qualche paese usavano persino infilare il malato dentro un forno riscaldato o seppellirlo e ricoprirlo di letame, fino a quando i più esperti non diagnosticavano la guarigione. Per comprendere a fondo l’aspetto taumaturgico-terapeutico di alcuni fenomeni rituali e musicali, si deve compiere un viaggio a ritroso nel tempo, risalendo lungo le radici dei popoli migranti, alla scoperta delle musiche che accompagnano i movimenti frenetici dei tarantolati salentini, il volteggiare dei dervisci rotanti di Turchia, i riti dei sufi egiziani, gli gnawa marocchini, le trance rituali di Baghdad. Il dolore è vinto dal suono, il male dal ritmo: musica e danza in cui la parte creativa rappresentava, e in molti casi rappresenta ancora oggi, la liberazione da uno stato psicofisico di sofferenza.

Le prime notizie su questi riti risalgono all’XI secolo, ai tempi dell’invasione dei Saraceni nell’Italia meridionale e sulle coste della Sardegna; arrivavano dalla Turchia, dall’Egitto e, in particolar modo, dalla Tunisia e dal Marocco, insomma proprio dalle stesse rotte che fanno i nostri nuovi migranti, soprattutto dopo gli sconvolgimenti epocali che stanno interessando gran parte del mondo islamico.

Il workshop preparatorio si svolgerà il 27, 28 e 29 Luglio nei locali del Museo Etnografico di Santadi, quindi in un luogo storico, una bellissima antica casa sarda che favorirà la concentrazione degli artisti sui temi della tradizione, mentre il concerto “Il ritorno dell’Argia” si terrà il 30 Luglio.

La serata verrà conclusa con un concerto del gruppo musicale senegalese-sardo degli “Zaman”, composto da:

Momar Gaye: Voce

Alassane Mbaye: Taman & cori

Matteo Piseddu: Chitarra

Cesare Mocci: Basso

El Hadji Lo: Tastiere e Cori

Simone Moro: Tastiere e Cori

Doudou Fall: Djembe & Sabar

Alessandro Sedda: Batteria

Gli Zaman nascono nel 1996 a Dakar, in Senegal, da un'idea di Momar Gaye, Alassane Aidara e Mame Cheikh. Nel 2000, Momar porta il progetto in Sardegna, dove nasce l'idea di portare lo stile caratteristico, tipicamente Afro, degli Zaman, ad una fusione con alcuni musicisti locali dalla grande esperienza in diversi campi musicali.

Il sound diventa quindi un mix di differenti sonorità e culture: si parte infatti dal Reggae come colonna portante, e si arriva a toccare generi quali Mbalax, Pop, Jazz, Rock, Fusion, Latin, Funk.

Il loro spettacolo raccoglie sempre più consensi: dal 2005 collaborano con l'artista Caraibico Papa Winnie e con gli Inglesi General Levy e Brother Culture. Momar, Doudou e Alassane collaborano con il nostro Festival praticamente dalla prima edizione.

 

Dopo questa anteprima, “Ethnicus 7° Festival delle culture migranti” ritorna a Castiadas il 2 ed il 3 Settembre negli spazi dell’ex carcere e del teatro “Sa Mandria” con un programma ricco ed articolato, dedicato quest’anno al tema delle “Nuove periferie” che vuole analizzare la trasformazione e le difficoltà di integrazione nelle nuove periferie urbane e sociali.

L’analisi sociologica odierna rileva che nelle nuove periferie si sta concentrando una quantità di problematiche che derivano non solo dalla elevata densità multietnica, ma anche dalla precarietà del tessuto sociale precedente l’arrivo di cittadini provenienti da paesi a forte pressione migratoria.

La periferia come area debole

Il concetto di periferia, che secondo noi non è un’entità geografica ma sociale, è quello di un territorio individuabile come area debole. Quindi una periferia sociale, intesa come parte di una città, di un paese, ubicata all’esterno o diffusa all’interno dell’agglomerato, che ospita popolazioni in condizioni di minore reddito, disagio abitativo, consumi limitati, a volta povertà e miseria. In tale ottica una periferia considerata in riferimento alla qualità della sua popolazione più che alle caratteristiche del luogo. Un territorio sul quale vivono insieme popolazioni immigrate e non immigrate o magari frutto di una immigrazione solo locale, regionale. Gli stranieri occupano le “banlieues” da cui gli italiani stanno per scappare, la convivenza con i locali spesso è difficile e la paura italiana dello straniero delinquente si può scontrare con l’insoddisfazione dei giovani immigrati di seconda generazione, alla ricerca di una propria identità, che vivono con difficoltà la loro emarginazione.

Lo spaesamento

Nelle disperse aree urbane o nelle nuove periferie delle periferie, o ancora incastonate all’interno della città a volte in una vicinanza simbiotica, a volte in una avversione conflittuale di classi, ceti, religioni, provenienze regionali e nazionali diverse, le comunità contemporanee sono divenute un crogiuolo di abitanti storici, residenti, immigrati, trasfertisti, consumatori.

Lo stesso diritto ai luoghi di culto può diventare una ragione di conflitto.

L’insieme di questi elementi pone le nuove periferiche al centro dell’attenzione sia dei ricercatori sociali sia degli amministratori locali che si trovano a dover far fronte a tale complessa situazione.

I contenuti

Il progetto “NUOVE PERIFERIE” proposto dalla associazione “Pensamentus” all’interno di “Ethnicus, Festival delle culture migranti” è un’occasione di analisi di questo fenomeno. Lo studio e il confronto su questi temi sarà realizzato tramite incontri pubblici, workshop e spettacoli a cui saranno invitati a confrontarsi artisti, ricercatori ed amministratori

Il progetto “Nuove periferie” si svolgerà in diverse comuni della Sardegna meridionale e comprende:

  1. Tavola rotonda dal titolo “Città meticce, nuove architetture dell’integrazione”

  2. Incontro con giovani artisti, musicisti rap e writers di varie nazionalità sui temi delle nuove modalità di comunicazione artistica , con particolare riguardo sulla “primavera araba”.

  3. Concerto del rapper tunisino “El General”

  4. LUNTANO AMMORE, passioni sussurrate di anime migranti

Progetto di drammaturgia collettiva curato da Giuseppe Boy, Canio Loguercio e Lidia Riviello in collaborazione con la Scuola Holden con workshop preparatorio che si svolgerà nei giorni 30 e 31 Agosto e 1 Settembre.

  1. Laboratorio creativo “La città dei bambini” in collaborazione con l’associazione “Bel e Zebù”

  2. Presentazione da parte del regista Giulio Cederna e proiezione del documentario "Una Scuola Italiana", che racconta l’esperienza della scuola Pisacane di Roma, definita ghetto dalla stampa e dalla politica nazionale perché gli alunni di origine straniera arrivano a superare l’80%, divenuta al contrario un eccellente laboratorio sull’Italia che verrà. Il documentario è un invito a riflettere senza paraocchi su un tema epocale, complesso, di interesse nazionale, che non può essere risolto a colpi di slogan o con affrettate scorciatoie ideologiche, senza interrogarsi a fondo sul tema della cittadinanza ai bambini nati in Italia.

  3. Concerto del gruppo “Gavino Murgia Megalitico 5tet”.
    Gavino Murgia è tra i musicisti sardi ormai di fama internazionale, uno di quelli che meglio sanno incarnare la convivenza tra storia millenaria e contemporaneità, tra tradizione ed innovazione; uno dei pochi artisti che nelle sue composizioni riesce a far dialogare arti, anime e culture di varie parti del mondo con una semplicità diremmo quasi da cosmopolita.
    (da confermare)

Elaborazione e documentazione

Di tutte le manifestazioni previste verrà effettuata video-documentazione così come è stato fatto nelle precedenti occasioni, documentario montato nei mesi successivi a cura della regista Silvia Giulietti e prodotti da Babel TV e Tiscali video.

La direzione artistica del progetto sarà del maestro Rocco De Rosa.
La direzione tecnica di Manuel Usai, il coordinamento di Giuseppe Boy e la direzione generale di Salvatore Usai. Quest’anno la selezione dei partecipanti a laboratori e workshop cercherà di porre particolare attenzione ai migranti di seconda generazione e alle donne.

 

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